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Ultima modifica 11/02/08

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Ascoltare, leggere, raccontarsi e scrivere


"La lettura è importante per i giovani non soltanto per quanto propone, ma soprattutto perché la pagina scritta esige un forte sforzo di elaborazione mentale a differenza degli spettacoli televisivi e cinematografici che contengono elaborazioni già confezionate. Nella pagina di un libro il lettore è il regista unico e solitario"

(Luigi Malerba, Corriere della Sera, 25 Agosto 1998)

<<<disegno di un libro sopra un palazzo

Il nostro percorso di consolidamento all'ascolto e di "avvicinamento" al libro è iniziato lo scorso anno, in classe prima, con il progetto-continuità "Un libro sotto braccio" quando, attraverso attività di animazione e "lettura tattile", i bambini hanno conosciuto il libro come oggetto fisico e materiale (di che cosa è fatto, com'è ... ). I bambini sono passati dalla lettura delle immagini alla comprensione dei messaggi scritti, hanno inventato semplici storie con i personaggi di fiabe portate da casa e scelte con i genitori, anche in biblioteca, hanno scritto e illustrato tali storie, inventato, manipolato, creato personaggi, dialoghi, ambienti, storie, racconti, in modo individuale e collettivo, progettato e costruito libri con l'uso di diversi materiali. I bambini sono stati molto entusiasti dell'esperienza dello scorso anno di costruire insieme dei libri così quest'anno, prima di iniziare le lezioni o dopo leggiamo spesso insieme una breve storia. Si nota nei bambini una certa motivazione per l'ascolto: ascoltano con molto piacere e scrivono volentieri, liberamente. Il problema principale per i bambini, nello scrivere, è che spesso non sanno cosa scrivere, però se hanno un argomento che li interessa trovano sempre molto da dire. I bambini di oggi hanno la necessità di diventare sempre più padroni della lingua, anche se spesso ne sono condizionati, così il pensiero individuale sta diventando sempre più divergente dalle originali espressioni personali.

I NOSTRI OBIETTIVI sono allora questi:
  • Motivare alla lettura di varie forme espressive come attività piacevole, libera e personale;
  • Motivare alla lettura come potenziamento della creatività espressiva;
  • Motivare alla lettura come strumento per "esprimere se stessi".
Le attività di animazione alla lettura stimolano e producono:
  • l'istituzione di importanti collegamenti interdisciplinari che favoriscono l'uso coordinato di attività espressive, di educazione all'immagine, di teatro
  • l'inserimento a pieno titolo dello sviluppo del gusto e del piacere per la lettura tra gli obiettivi formativi.
IL LEGAME CON LA BIBLIOTECA E CON IL TERRITORIO

La realizzazione del nostro percorso ha visto confluire l'impegno di soggetti istituzionali diversi e complementari per competenze e possibilità: scuola e biblioteca. Esse posseggono il compito non solo di favorire l'incontro fra il testo e il lettore, ma anche di sviluppare un'armonica crescita culturale del bambino lettore, perché il piacere della lettura è un piacere evolutivo, è qualcosa che si evolve nella maturazione, con gli anni, anche dopo la scolarizzazione.
I bambini si recano spesso in biblioteca e poi, a scuola, riferiscono le storie lette. Alcune attività svolte durante l'anno scolastico sono state proposte anche in un laboratorio di lettura, svolto presso la Sala Polivalente di Rivarolo Mantovano, legato al Convegno "Bambini e scuola: incontro o scontro?" (21 Aprile 2007). Le attività sono state svolte in modo giocoso ed hanno coinvolto attivamente anche molti genitori (e alcuni nonni ) nel ruolo di animatori.

IL RUOLO DELL’ INSEGNANTE è quello di agire come "facilitatore" e di cogliere le proposte metaforiche dei bambini, farle emergere senza trascurarle e giocare sul potere evocativo delle immagini e delle parole. L'insegnante che conduce personalmente la lettura mette in campo accorgimenti intesi a stimolare attesa e concentrazione, valorizzando al massimo la suggestione del testo per ottenere coinvolgimento emotivo e fantastico, così, durante la lettura, abbiamo usato la suggestione della voce: vari livelli di volume, la voce sussurrata, la voce in lontananza, la voce urlata,... abbiamo dato una caratterizzazione fisica alla voce dei personaggi. Ad esempio:
"Io sono un orco": la voce è profonda;
"Io sono una strega": la voce è nasale, ma esistono mille streghe diverse: perfida, pasticciona, ...!
Le parole hanno anche un ruolo "logico": a seconda del tono esprimono, ad esempio, un'affermazione o un'interrogazione, sottolineano un'intenzione invece di un'altra.
Quest'anno le attività proposte sono da considerarsi anche come "espedienti" per la comprensione, l'assimilazione e la riutilizzazione del testo letto: i bambini hanno manipolato delle letture ("Cosa avrei fatto io al posto del protagonista"), storie con finale mancante, ovvero formulazione di ipotesi sullo sviluppo della trama, ri-ordinamento di frasi di una storia in disordine, rappresentazioni grafico-pittoriche, far parlare i personaggi di una storia letta con i fumetti, giochi del vero o falso e del c'è o non c'è.
Ecco solo alcuni esempi delle nostre attività.

Riordinamento di frasi. Ad esempio:
gatto saltapicchio verdi nero con grandi due è occhi un --> Saltapicchio è un gatto nero con due grandi occhi verdi

"VERO O FALSO?" (SULLA STORIA "IL PESCATORE E IL PESCIOLINO D’ORO"): ogni volta che la frase è vera i bambini stanno seduti, quando la frase è falsa i bambini si alzano in piedi:
Il pesciolino era un principe stregato
La moglie del pescatore infarinò il pesciolino e lo mise in padella
La moglie attendeva il pescatore seduta sotto l'ombrellone
Il pescatore andò in riva al mare e chiamò il pesciolino

COSA AVRESTI FATTO TU AL POSTO DI...

Abbiamo proposto questo racconto popolare della Liberia, "Il gallo e il falco" (quest'anno abbiamo letto spesso favole di numerosi paesi del mondo):

Una volta, il gallo e il falco erano grandi amici. Si scambiavano visite, andavano in giro insieme, ma erano prudenti fra loro. Un giorno, il gallo era andato a trovare il falco che stava facendosi la barba con un rasoio senza manico. Il gallo gli disse: "Anch'io ho bisogno di farmi la barba, ma non ho un rasoio senza manico".
"Non importa, ti presto il mio rasoio senza manico", propose amichevolmente il falco, "ma stai attento a non perderlo".
Il gallo prese il rasoio e lo portò con sé a casa sua.
Quando ebbe finito di farsi la barba, lo lasciò per terra nel pollaio. I pulcini non tardarono a trovarlo: giocarono un momento con l'oggetto, poi lo seppellirono.
Il giorno seguente, il falco andò a cercare il suo rasoio senza manico, ma nessuno sapeva dove era finito. Il gallo si scusò: "I pulcini potrebbero averlo seppellito. Aspetta un momento, la loro madre, la gallina, va a cercartelo".
La gallina si mise a grattare la terra e il falco ad aspettare. Aspettò molto tempo, finchè si arrabbiò e disse al gallo. "Poiché sono i vostri pulcini che hanno perso il mio rasoio, io ritornerò qui ogni giorno a prendere uno dei vostri piccoli fin quando riavrò il mio rasoio senza manico". E portò via immediatamente un pulcino.
Da quel tempo, il falco ritorna ogni giorno a prendersi un pulcino e la gallina gratta ovunque per terra, senza mai trovare il rasoio senza manico.

Se volete potete leggere alcune delle risposte – ognuna diversa dall'altra - dei bambini.


STORIA CON FINALE MANCANTE

In un paese molto lontano, nessuno aveva mai insegnato ai cittadini che la diversità è una ricchezza. In quel paese, ognuno cercava di essere molto simile agli altri! Se una persona dichiarava che era elegante uscire con il cappello tutti cercavano di uscire col cappello, altrimenti erano guardati dagli altri dall'alto in basso. Se qualcuno affermava che gli uomini con i capelli corti erano i migliori, tutti correvano a farsi tagliare i capelli; se si diceva che chi aveva gli occhi azzurri era più stimato, tutti coloro che avevano gli occhi neri o marroni li nascondevano dietro occhiali scuri e cercavano di uscire di casa il meno possibile. Una volta, comparve in quella città un uomo con dei lunghissimi capelli e una barba bianca lunga fino alle scarpe
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Se volete potete leggere quache finale inventato dai bambini.


QUANDO PARTIRE DA UNA STORIA CREA UN “CLIMA NARRATIVO”

La lettura di una breve storia da parte dell'insegnante è attività gradita dai bambini. Essa permette, proprio in quanto breve, di cogliere immediatamente le reazioni di chi ascolta che vengono esplicitate mediante la verbalizzazione, da parte dei bambini, delle immagini che si sono prodotte nella loro mente. All'insegnante non interessa solo che i bambini sappiano ricostruire la consequenzialità della storia, quanto piuttosto raccogliere le sensazioni, le impressioni, i pensieri e lo stato emotivo che la sua lettura ha suscitato di primo acchito. L'attenzione dei bambini funziona trasformando mentalmente le parole del racconto in trasposizioni visive in cui l'immaginazione sopperisce a ciò che le parole non dicono o, perlomeno, non rivelano in forma diretta. La storia ascoltata produce altre derivazioni narrative, altre storie da parte dei bambini. E' qui che i bambini dicono: "Mi ricordo che anche a me è successo una volta...", "Mi viene in mente quella volta che...": le storie che un bambino racconta o quelle che gli vengono raccontate sono vere nella misura in cui sono metafore della sua esperienza di vita e gli permettono di raccontare se stesso. Raccontare e raccontarsi diventa, per i bambini, una forma di "liberazione" che produce benessere.
Dalla storia scritta da altri si passa alla storia "domestica", quella raccontata e scritta dai bambini stessi. Si crea, così, in classe, un clima narrativo, un legame tra le storie altrui, quelle proprie e la memoria. Acquista così senso ciò che sostiene Bruner: "Quando ci raccontiamo costruiamo significati".
Ecco solo un esempio di attività: abbiamo letto ai bambini un brano tratto da A. ARGILLI, I colori della pelle e altre storie, (Editori Riuniti, Roma 1992) e chiesto loro: immagina di descrivere a una persona che non può vedere i colori le caratteristiche del tuo colore preferito, trasmettendole, soprattutto, le sensazioni che questo colore ti suscita. Ne sono emerse "relazioni" dettagliate evocative di stati d'animo e di situazioni di vita quotidiana: la storia ascoltata è diventata occasione per "dire" la propria vita, per descriversi e raccontarsi. Leggi alcune relazioni.

Cosa avresti fatto tu al posto di....

  • Alexandro: "Al posto del falco avrei preso qualcosa dalla casa del gallo... non i pulcini... il falco è stato cattivo."
  • Andrea C.: "Il falco avrebbe fatto meglio a perdonare, però se il gallo lo avesse fatto ancora avrebbe potuto punirlo."
  • Giulia: "Il falco non doveva rubare ogni giorno un pulcino per un rasoio che era anche rotto... anche se era anche un pezzo importante..."
  • Paolo P.: "Il gallo non doveva perdere il rasoio, quindi il falco ha fatto bene a rubare i pulcini. Mi dispiace molto, ma questa è la sua ricompensa."
  • Marta: "Io non avrei rubato i pulcini ma avrei aiutato il gallo a cercare il rasoio, se alla fine non lo trovavo me ne sarei andato a prenderne uno nuovo e molto più bello. E poi il gallo poteva chiedere aiuto al contadino."

Storia con finale mancante

  • Lorenzo M., Andrea P.:"... disse di chiamarsi Barbabianca e tutti si fecero crescere la barba e i capelli lunghi. Ma Barbabianca non voleva che lo ricopiassero, così ogni giorno inventava qualcosa di nuovo: un giorno aveva i capelli rossi, un altro verdi, un altro viola.... Era faticoso stargli dietro, così tutti decisero di non imitarsi più."
  • Cristian: ".... Tutti lo guardavano male e a un certo punto tutti risero dei suoi vestiti. Il vecchietto non se la prendeva, anzi, camminava in mezzo a loro senza problemi, ma ad un certo punto disse: - Ma guardate, tutti siamo diversi: magari qualcuno ha i capelli lunghi o gli occhi marroni... E allora cosa succede se siamo tutti diversi? La diversità è una ricchezza.- Da allora in poi ognuno era se stesso."
  • Alessandro S., Olariu, Yara: ".... Quell'uomo era un mago che aveva la capacità di fare una magia: rendere gli uomini capaci di non copiarsi perchè sono tutti belli così come sono. Fece sparire la "copiatura"dagli altri. Gli uomini furono resi meno prepotenti!"

Racconto i "colori" a chi non li può vedere

  • Andrea P.: "Il mio colore preferito è l'azzurro che è il colore del mare, del cielo, dell'oceano, del lago, dalla maglietta della nazionale italiana di calcio. Mi dà una sensazione di libertà, di immenso, di infinito come il cielo e il mare. Io mi vesto spesso di azzurro: ho le ciabatte azzurre, la bici, la cartella, l'astuccio, insomma tutto quello che ho è azzurro"
  • Lorenzo P.: "Il mio colore preferito è il rosso; per descriverlo posso dire che il rosso è il colore dell'estate, è il colore del fuoco, del sole quando tramonta, è il colore dal sangue, è il colore del cuore, di tanti frutti che mi piacciono, come la fragola, le ciliegie e l'anguria. Le sensazioni che mi suscita sono di calore e affetto. Io ho tante cose rosse: la bici, dei vestiti, le ciabatte, i guanti e la cuffia."
  • Chiara: "Il mio colore preferito è il verde. Il colore verde è brillante, vivace e allegro. Se chiudo gli occhi sento il profumo dell'erba appena tagliata e il profumo delle foglie appena spuntate. Se penso al verde mi viene in mente l'ombra e il fresco che un albero ci dà in estate, se penso al verde immagino una collina ricoperta da un grande prato verde che profuma di primavera."
  • Luca: "Il mio colore preferito è il giallo come il sole e il grano che matura in estate. Secondo me il giallo esprime la gioia, la serenità dei bambini che giocano, il loro sorriso e la felicità"
  • Mattia: "Il mio colore peferito è l'arancione perchè è un colore che dà molta luce e mi rende allegro e mi dà molta vivacità. Nella mia sala ci sono le tende arancioni e quando le guardo mi sento veramente felice."

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